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Cattedrale di Notre Dame de Paris

1163-1345

Notre Dame de Paris rappresenta la prima fase del gotico maturo con la messa a punto degli elementi tardo-romanici.
È ubicata nel luogo dove avvenne il primo insediamento della città da parte dei Romani, e per questo motivo nel tempo assume un significato particolare (Ile de la Citee).
La decorazione della facciata originale è stata smantellata durante la rivoluzione francese perché presentava un ricco apparato scultoreo rappresentante i re di Francia; nel XIX secolo è stata ricostruita da Violet-le-Duc ma non molto fedelmente.

La pianta ha cinque navate, il transetto è molto poco sporgente; del romanico rimane il rapporto 1:2 tra la navata centrale e quelle laterali.
È presente un doppio deambulatorio.
Col tempo tra i grossi contrafforti esterni sono state inserite delle cappelle in modo da guadagnare spazio al piano terra, anche per dedicarlo al culto dei santi.
Le torri, probabilmente inizialmente cuspidate, occupano in pianta lo spazio delle due navate laterali; anche qui, come in molte altre chiese francesi, l’incrocio tra il transetto ed il corpo longitudinale viene risolto con una guglia terminante in una cuspide.

I piedritti sono colonne molto massicce; scompare il triforio. La parte del claristorio è quasi completamente aperta a finestre, infatti a quel livello la struttura è composta solo da pilastri da cui partono le nervature delle volte.

Il contraffortamento esterno delle murature è garantito da contrafforti gradonati da cui, all’altezza delle cappelle, partono archi rampanti che con un arco di cerchio (non acuto) si posano sui pilastri all’altezza delle coperture. I contrafforti per necessità statiche sono appesantiti con guglie e terminano in fantasiose edicole.

Le campate delle volte sono esapartite ed un ruolo importante è rivestito dai costoloni che le seguono.

La facciata del transetto è trattata in modo molto accurato: un portale acuto e cuspidato, un triforio con finestre altissime, un claristorio completamente occupato dal rosone che libera completamente la parete.
La facciata principale è segnata da logge che vengono proposte su vari livelli in differenti dimensioni.

Pianta della Cattedrale di Notre Dame de Paris

Abbazia di Saint Denis


Il cantiere dell’abbazia di Saint Denis è diretto dall’abate Suger, che fa ricostruire il coro andato distrutto con le nuove tecniche costruttive disponibili.
È evidente la differenza tra la parte vecchia e quella nuova.
La soluzione dei costoloni nelle volte è molto accentuata.
I piedritti sono omogenei e tutti uguali, in particolare i pilastri sono sostituiti da colonne.

Il triforio sostituisce il matroneo e grazie alle numerose finestre alleggerisce le murature. Anche al piano terra le pareti presentano numerose aperture. Nasce e si sviluppa l’arte delle vetrate figurate delle finestre.

Si può notare una certa continuità tra terra e coperture, grazie alle trasformazioni degli elementi verticali che si fondono tra loro.
Il triforio ed il claristorio proseguono lungo tutto l’edificio.

In questo edificio troviamo i primi esempi di contrafforti che assumono una forma a lama di muratura. I contrafforti vengono collocati nei punti di appoggio delle volte interne, consentendo di avere spazio libero tra un contrafforte e l’altro. La stabilità è affidata alla profondità della lama.

Il materiale usato è pietra da taglio sagomata in piccole bozze.


Pianta dell'Abbazia di Saint Denis

Cattedrale di Trani

Planimetria: longitudinale a tre navate, con transetto non sporgente e triplice terminazione absidata. La zona del presbiterio-coro è molto ampia.
Coperture: crociere più copertura lignea.
Tutto l’edificio sorge sopra ad una cripta molto elevata, tanto che l’entrata della chiesa è sopraelevata rispetto al piano stradale.
Alzato: composto da tre livelli: colonne in granito rosso con archi a tutto sesto, matroneo (con trifore inscritte in monofore) e finestre (monofore).

La parte posteriore della cattedrale si trova sulla punta del promontorio a picco sul mare; in cima si innalzano i volumi degli abisidi, quasi come se fossero tre torri, su cui si aprono monofore sparse e che hanno coperture a cono.
Facciata: a tre spioventi, con l’entrata sopraelevata. Degli archi ciechi scorrono nella parte bassa contenendo i due portoncini laterali e aprendosi nel portale centrale; sopra ci sono tre monofore in linea, il rosone invece è successivo.
Il campanile è alto e slanciato, e poggia su una base composta per metà dalle mura della chiesa, e per metà sull’archivolta.

Basilica di San Nicola, Bari



Dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente la Puglia è contesa tra vari stati, è soggetta a numerose scorrerie saracene; nel secolo IX è parte dell’impero d’Oriente e nell’ XI secolo diventa dominio normanno.
Sono diffusi i rapporti commerciali con l’area lombardo-emiliana tramite la via che scende lungo l’Adriatico.
Questa regione è stata l’ultima tappa da cui salpavano le navi dei crociati in viaggio verso la Terrasnta.

Basilica di San Nicola, Bari, 1087-1197

Planimetria: pianta basilicale a tre navate con transetto poco sporgente, ed un’ampia zona del presbiterio-coro.
Coperture: volte a crociera per le navate laterali, per la navata principale la copertura originale era lignea, fu poi irrobustita nel XV secolo con degli arconi trasversali.
Le torri: sono incompiute e appaiono costruite in momenti successivi e sono indipendenti, sia dalla chiesa che tra di loro.
Facciata: la struttura verticalista (Normandia) esprime il senso della massa. La tripartizione viene effettuata mediante degli alti semi-pilastri sostenuti da colonne. Finestre monofore e bifore alleggeriscono la facciata.
In alzato si sviluppa su tre livelli: pilastri con archi a tutto sesto, matroneo e finestre (piccole monofore).
La cripta è vasta, si sviluppa sotto tutto l’edificio ed è divisa in tre navate.
L’abside non è visibile perché è nascosto da una cortina muraria.

Questa chiesa presenta numerosissimi riferimenti esteri: alla Normandia, nel verticalismo, nell’uso del materiale simile a quello di Caen, forse anche nelle torri. All’area lombardo-padana, per l’uso degli archetti pensili nel coronamento, per la tripartizione, per le monofore e per il protiro (assenza di giochi di chiaro-scuro) e l’alzato. Riferimenti alla cultura classica sono costituiti dalle arcate cieche lungo la fiancata.


Basilica di San Miniato al Monte, Firenze


La basilica di San Miniato al Monte si trova fuori Firenze ed è collegata ad essa tramite una erta via, che uscendo dalle mura sale rapidamente al colle, dove è situata la chiesa. Nonostante non sia collocata in città ne fa comunque parte, dominandola dall’alto.

La facciata è divisa orizzontalmente in due settori da una cornice in marmo verde. La parte inferiore è scandita da cinque archi ciechi sostenuti da semi-colonne; dentro a tre degli archi sono ospitati i portali, negli altri due tramite decorazioni geometriche se ne finge la presenza.
La zona superiore si arricchisce di decorazioni eleganti ed è a sua volta suddiviso in tre settori: in quello centrale si apre una finestra timpanata. La parte ancora superiore ed il mosaico risalgono al XIII secolo.

La pianta è di tipo absidale divisa in tre navate; ampio spazio è riservato al presbiterio-coro, sotto il quale si apre una vasta cripta che ospita le reliquie del santo.
All’interno l’edificio ha la serenità di una basilica paleocristiana ma con una concezione romanica: la fuga prospettica è frenata dagli arconi trasversali sostenuti da pilastri a fascio. La copertura è lignea con travi a vista.

L’interno purtroppo non è apprezzabile nella sua originalità per una serie di interventi successivi: le decorazioni in bicromia che rivestono le pareti e le colonne rivestite di falso marmo sono della metà dell’800.
La zona absidale è l’unica rimasta originale, ed è scandita da arcate che riprendono quelle della facciata.

Pianta della basilica di San Miniato al Monte, Firenze

Firenze, Battistero di San Giovanni

L’architettura di Firenze è chiara, razionale e definita. È diversa non solo da quella veneziana ma anche da quella delle altre città italiane.
Si può dire che Firenze è l’erede del classicismo romano: eredita il senso della misura e la facoltà di esporre con chiarezza le proprie idee.
Il razionalismo della città si esprime nella forma geometrica. Nell’architettura fiorentina la linea domina sulla massa muraria.


Il battistero di San Giovanni è stato costruito nella prima metà del XI secolo, forse ristrutturando un edificio risalente al V o al VI secolo. Il tetto e la lanterna sono successivi di un secolo; nel 1202 l’abside circolare è sostituito da una scorsella rettangolare.

La pianta è ottagonale, ogni faccia è suddivisa in nove settori da strutture verticali e orizzontali.
Esternamente sono presenti tre livelli: lesene, colonne sormontate da arcate al cui interno sono inserite le finestre, e lesene leggere. I tre livelli sono separati da trabeazioni classiche.
Se di solito la decorazione e l’apparato ornamentale sono qualcosa di superfluo e dispersivo, qui contribuiscono a rendere più chiara la forma.

I materiali usati sono serpentino di Prato e marmo bianco di Carrara.
Il disegno geometrico esterno prepara alla comprensione dell’interno, in cui le strutture, dovendo sopportare il peso della cupola, sono staccate dalla parete denunciando la loro funzione portante.

Pianta del Battistero di San Giovanni, Firenze

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